PostHeaderIcon La mia esperienza con il Diamante codalunga

Capo d’Orlando, 17/02/2011

Mi chiamo Dario Sirna e vivo in Sicilia, precisamente a Capo d’Orlando (ME). Di recente ho ridato vita ad una mia antica passione, risalente all’età dell’infanzia, l’allevamento di uccellini. Entrato nelle vetrine dell’ornitologia commerciale ho deciso, incoraggiato da un amico, di iniziare con i Diamanti mandarino. Successivamente, a distanza di solo qualche mese, avendo avuto la possibilità di acquistare da un negozio del centro Italia, ho comprato anche una coppia di Diamante codalunga, altrimenti qui non reperibili.

Tramite la rete informatica, il consulto di commercianti del settore e di qualche allevatore locale, ho assunto tutte le possibili informazioni che potevano essere utili non solo per il mantenimento della coppia, ma anche per la sua riproduzione. Non nascondo che i primi tentativi sono stati dei clamorosi insuccessi, infatti, come una profezia, tutte le difficoltà e le contrarietà lette sul WEB, relativamente alla riproduzione si sono puntualmente realizzate.

In particolare succedeva che, dopo una cova assidua e impeccabile da parte di entrambi i genitori, arrivata la schiusa delle uova, i piccoli pulli li trovavo sul fondo della gabbia, morti o quasi e con ferite sugli arti. Consultatomi con vari allevatori della specie e di specie differenti, mi confermavano la regolarità di questo comportamento, consigliandomi di affidare tutto alle balie al fine di evitare la strage.

Qualcosa però in tutto questo non mi convinceva e in particolare come era possibile che dopo un’impeccabile cova, questi uccellini che mostravano un grande e sincero zelo nella cura e difesa delle uova, potessero alla fine distruggere il tutto uccidendo o lasciando morire senza pietà i pulli per poi ricominciare immediatamente una nuova cova, con zelo ancora maggiore! L’unica cosa, tratta da queste prime esperienze, di cui ero assolutamente certo era che proprio questo grande zelo dei genitori nei confronti delle uova poteva essere la chiave di tutto. Mi continuavo a dire che era impossibile che venissero uccisi i piccoli dopo una così grande cura prestata dai genitori in tutte le fasi riproduttive antecedenti la schiusa delle uova.

Dopo qualche giorno di riflessione arrivavo alla seguente conclusione.

Lo zelo dei genitori nei confronti delle uova è talmente alto che qualora esse non si aprissero simultaneamente a pagarne le conseguenze sarebbero i primi nati; proprio per la difesa e/o cura delle uova ancora da schiudersi, i primi nati vengono considerati degli estranei intrusi e quindi da allontanare per difendere le uova restanti o lo zelo nella cova delle rimanenti uova impedisce alla madre di abbandonarle anche per il breve tempo di uscire a mangiare per imbeccare i primi nati. La nascita di uno, due pulli non stimola la mamma sufficientemente. I pulli essendo molto piccoli non riescono a spingere sotto il ventre della mamma al punto da darle l’input per l’imbecco.

Una combinazione dei fattori 1) e 2);

Nell’ipotesi di una cura troppo grande nella cova delle uova avrei comunque dovuto riportare un successo con la nascita dell’ultimo pullo, in quanto finite le uova da covare la madre poteva dedicarsi alla crescita del piccolo, solo che nella mia breve esperienza ciò non era verificabile in quanto c’era sempre un uovo apparentemente pieno che non si apriva mai, a parte che all’inizio, per invogliare la madre a deporre, utilizzavo uova finte, le quali ovviamente non si aprono mai.

Successivamente, iniziata una nuova cova di cinque uova, il giorno della schiusa mi resi conto della nascita di tre piccoli pulli. Avendoli trovati col gozzo vuoto decisi di trasferirli ad una coppia di D.M. in cova. Fortunatamente un’illuminazione, direi quasi “divina”, (io sono credente, osservante e praticante) mi suggerì di passare la nidiata dei D.c. ai Diamanti mandarino e viceversa. Era giunta la svolta. Mentre i D.c. continuavano a covare le uova dei D.m., per i quali ancora il tempo della schiusa non era compiuto, i D.M. crescevano tutti i pulli dei Codalunga. Superati tre-quattro giorni dalla nascita di tutti i cinque Codalunga, prima che si schiudessero le uova dei D.m. rifeci il cambio, restituendo ai D.c. i loro piccoli di tre-quattro giorni e ai D.m. le loro uova, ancora non schiuse. Con grande gioia per me il cambio venne accolto di nuovo favorevolmente da entrambe le coppie, così i D.c. crebbero in salute i lori piccoli con lo stesso zelo e la stessa cura prestata per le uova da covare, e pure i D.M. fecero la loro numerosa nidiata.

Quando i pulli dei D.c. si fecero abbastanza grandi la madre mostrò i segni chiari dell’inizio di una nuova fase riproduttiva. Separai i genitori dai pulli e immediatamente spuntarono le prima uova.

Relativamente alle cause reali di questo mio primo successo ero ancora incerto, in cuor mio speravo che, dopo questa prima esperienza di genitori, la femmina e il maschio non presentassero più comportamenti anomali durante la nascita dei piccoli e invece fu proprio il contrario, il primo nato lo ritrovai moribondo, ferito a sangue in tutti gli arti, seppellito sotto la iuta del nido, lontano dalle uova in cova. Ovviamente non persi tempo e rifeci ciò che avevo già fatto la prima volta, ossia feci cambio di uova, affidando quelle dei D.c. ad un coppia di Passeri del Giappone e le uova di queste ai D.c. Tutte le uova dei D.c. si aprirono e dopo tre-quattro giorni dalla loro nascita li ripassai ai genitori, restituendo nel contempo ai P. del G. le loro uova covate dai D.c.

Con grande successo i D.c. hanno accolto e stanno crescendo i loro ultimi piccoli.

In conclusione sembra possibile asserire, da quanto accaduto, che il problema del rigetto dei nascituri sia legato proprio ai giorni della schiusa e non a un problema comportamentale di rifiuto categorico dei genitori a crescere in cattività i pulli.

Invito tutti gli allevatori a riflettere attentamente su queste mie due esperienze e a fornire ulteriori apporti alle stesse al fine di aiutare l’ornitologia a trovare la chiave di lettura di determinati anomali comportamenti di riproduzione.

Inoltre, ritengo corretto il confronto sull’argomento con altri allevatori per una condivisione di esperienze che possano alla fine essere utili a tutti e ciò, in primo luogo per la salvaguardia delle specie e per la difesa di ogni vita, anche animale.

Dario Sirna

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