LA MIA ESPERIENZA CON
L’AMARANTO DEL SENEGAL
(Lagonosticta senegala)
di Paola Falchi
La prima volta che vidi questo piccolo Estrildide rimasi affascinata da
quel bel colore rosso mattone del maschio e dalle dimensioni
così piccole, circa otto cm., tanto che non potei resistere
dal portarmi a casa una bella coppia.

Maschio adulto
Alloggiai i due piccoli Amaranto nella mia voliera di 130 x 130 x 200
cm. insieme ad altri piccoli esotici quali Diamante Mandarino, Guancia
Arancio e Cordon Blu. L’inserimento nel nuovo ambiente fu ben
gradito e si ambientarono immediatamente. La loro dieta non si discosta
da quella classica per esotici: misto di semi, pastoncino morbido, osso
di seppia, grit, acqua fresca tutti i giorni e di tanto in tanto
qualche insetto vivo.
Nonostante la territorialità del maschio durante il periodo
riproduttivo, la convivenza dell’Amaranto del Senegal con le
altre specie di esotici presenti in voliera non ha dato problemi e la
coppia si è adattata perfettamente con il resto del gruppo.
Devo dire che sono stata fortunata a trovare questi due soggetti
poiché fin dall’inizio hanno dimostrato un
affiatamento senza eguali.

Coppia Amaranto adulti
L’Amaranto del Senegal non possiede un canto vero e proprio
ma piuttosto un sibilo soffuso composto di vari fraseggi con i quali
entrambi i sessi si chiamano ripetutamente, soprattutto
all’imbrunire quasi come fosse un segnale a tornare al
posatoio preferito dove trascorrere la notte.
Durante la fase di corteggiamento, il maschio esegue una danza nuziale
tenendo nel becco un filo d’erba, gonfia le sue piume ed apre
la coda, ondeggiando in bella mostra al cospetto della sua compagna.
Dopo questa fase, il maschio si mette alla preparazione del nido
preferendo, nel mio caso, nidi ben chiusi come quelli in legno a
cassetta per piccoli esotici. La femmina, che differisce dal maschio
per il colore marrone della livrea, depone dalle 3 alle 4 uova che
vengono covate da entrambi i genitori per circa 14 giorni.

Femmina adulta
Non nascondo che all’inizio non è stato poi
così facile far riprodurre gli Amaranto, anche
perché mi ero preposta che allevassero in purezza ed ho
quindi preferito che facessero tutto da soli.
Ho dovuto attendere non poco prima che si decidessero a riprodursi
(più di un anno) e poi, una volta riprodotti veniva la parte
più difficile, la cova e l’allevamento della
prole.
Diciamo che la parte riguardante la cova non ha mai dato problemi,
anzi, entrambi i genitori hanno sempre covato in modo esemplare fino
alla schiusa. Diversamente, però, una volta nati i pulli,
questi venivano tragicamente scaraventati fuori dal nido mettendo a
dura prova la mia pazienza. Sfortunatamente in queste due occasione non
sono riuscita ad arrivare in tempo per salvare i pulli.
Non ho mai compreso il motivo di tale comportamento, forse mancanza di
cibo a loro più congeniale? Avevo messo a loro disposizione
varie soluzioni come paté d’insetti, pastoncino
morbido e qualche tarma della farina proprio perché sapevo
che questa specie, come pure molte altre, durante i primi giorni
nutrono i pulli con prede vive e quindi ricche di proteine.
Ormai mi ero già rassegnata e pensai che non sarei
più riuscita a raggiungere l’obiettivo quando,
trascorsi circa tre mesi, vidi uscire da un nido tre piccoli novelli di
Amaranto del Senegal. Non potete immaginare lo stupore e, al tempo
stesso, la gioia che provai in quel momento, avevano fatto tutto da
soli! Praticamente, senza che me ne rendessi conto avevano intrapreso
un’altra covata e questa volta senza la preventiva
somministrazione di alcun insetto vivo!
Da lì ne seguì un’altra,
anch’essa andata a buon fine, che tenni costantemente sotto
controllo.
Alla nascita i pulli presentano un colore della pelle piuttosto scuro,
ma la cosa che più impressiona è la loro
dimensione, decisamente minuscola. Il maschio di Amaranto dimostra
ottime doti di allevatore, covando per più ore ed accudendo
alla prole in maniera maggiore rispetto alla femmina.

Novello maschio di circa tre
mesi ancora in fase di muta
Ritengo, comunque, doveroso sottolineare che la percentuale di
sopravvivenza dei pulli, una volta usciti dal nido, è stata
del 50% circa. Penso che il problema sia dovuto alla
precocità con la quale i pulli escono fuori dal nido e che
sia proprio questo il fattore determinante, almeno in base alla mia
esperienza: nell’ultima covata (e penso anche in quella
precedente) i pulli sono usciti dopo circa 16 giorni e sono stati
proprio gli ultimi nati, i più piccoli e deboli, a
“farne le spese”.
In conclusione, l’Amaranto del Senegal è una
specie molto robusta e rustica che, sen ben acclimato, può
vivere anche in voliera all’aperto tutto l’anno,
come nel mio caso. Senza alcun dubbio occupa un posto di rilievo nel
mio piccolo allevamento e, nonostante le numerose delusioni incontrate
all’inizio, le soddisfazioni hanno di gran lunga oltrepassato
qualsiasi aspettativa.
Se, però, si vuole allevare l’Amaranto del Senegal
in purezza bisogna mettere in conto non pochi sacrifici e tanta, tanta,
pazienza.
Forse un giorno anch’io ricorrerò
all’impiego dei Passeri del Giappone come balie, tanta
è la tristezza di veder morire i piccoli nati, ma per il
momento ritengo giusto preservare anche quelle che sono le doti
allevatrici dei genitori nonostante il duro prezzo da pagare.